dall’11 al 14 aprile ore 21 sala Aldo Trionfo
Orazi e Curiazi – un dramma didattico
di Bertolt Brecht
prod. Accademia degli Artefatti
regia di Fabrizio Arcuri
Sembra un gioco di guerra, un war game, ma con una deriva così surreale da richiamare alla memoria i “Giochi senza frontiere”, una competizione allo stesso tempo assurda ed edulcorata, un circo pop come forma didattica per questo dramma.
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traduzione Emilio Castellani
dramaturg Magdalena Barile
con Miriam Autori, Michele Andrei, Matteo Angius, Emiliano D. Barbieri, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Pieraldo Girotto, Francesca Mazza, Sandra Soncini
assistenza e costumi Marta Montevecchi
plastico/installazione scenica Portage
scene Andrea Simonetti
disegno luci Diego Labonia
video Lorenzo Letizia
sonorità Emiliano Duncan Barbieri
costruzione scene Claudio Simonetti e Amoni Vacca
organizzazione e promozione Simone Pacini
cura Valeria Orani
produzione accademia degli artefatti 2011
in collaborazione con Teatro di Roma, PIM OFF - Milano, AREA06 - Roma, Drodesera Centrale Fies - Dro (TN), teatroinscatola – Roma
la voce fuori campo è di Luca Biagini
Orazi e Curiazi è un testo minore di Brecht e per sua stessa definizione è una palestra per gli attori, un territorio di conoscenza, una importante tappa didattica: “i drammi didattici non abbisognano di spettatori, sono istruttivi solo per gli esecutori stessi” (B. Brecht).
Si parte dunque dal dramma didattico brechtiano: tre gemelli, figli di Publio Orazio, in rappresentanza di Roma, e, per Albalonga, tre gemelli Curiazi, si scontrarono in battaglia. Ma Orazi e Curiazi è anche una tragedia di Pierre Corneille (Horace), un’opera lirica di Domenico Cimarosa, un testo di Heiner Muller (L’Orazio), una canzone-coreografia di Rita Pavone e una storia fondativa di Roma (Tito Livio): interpretazioni della vicenda molto diverse tra loro, di cui lo spettacolo trattiene gli umori e ne fa eco.
Lo stile è molto da teatro "tedesco" - Arcuri può permetterselo, perché ha dalla sua un cast formidabile -, ossia ipercontemporaneo, sospeso tra realismo mimetico e surreale follia, con un gusto per quella deriva devastante che conosce chi ama le sbronze di birra in notti solitarie: amarezza e disincanto, insomma, a innervare, sottotraccia, una comicità feroce, sguaiata spesso disincantata. Mille idee: travestimenti, colpi di scena, immagini video, musiche e canzoni, teppismo e violenza. Insomma, si ride mentre quelli, là in scena, raccontano la loro impossibile teoria sulla guerra.

