18 marzo - 19 marzo

A NUMBER

  • Dino Campana
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Dino Campana

di Caryl Churchill

Un padre e una serie di figli. Una riflessione sul valore della vita umana nella sua unicità, nella irripetibilità di ciascun uomo. Salter, un padre, e Bernard, un figlio, “giocano” una danza tra la vita e la morte, tra l’amore e l’odio, un gioco nel quale, davanti al fallimento, si può ricominciare.

«È cattivo il testo di Caryl Churchill, A number, violento. Sta tutto dentro i due uomini che forse sono tre o quattro, o anche di più: la scrittrice inglese analizza questa volta il tema dell’eugenetica, della replicabilità, della copia perfetta che può soddisfare oppure no. Appunto perché è soltanto una copia. Luca Mazzone affonda sempre di più il coltello nelle pieghe della sua maturità per affrontare questo testo – nell’ottima traduzione italiana di Monica Capuani – che porta in scena al Teatro Libero […]: un padre che, alla morte della moglie, non è in condizione di allevare il suo bambino; ma che qualche anno dopo, vuole gli sia data una seconda possibilità. […] Veramente bravi in scena, Giuseppe Pestillo e Massimo Rigo dividono il ruolo del padre e dei figli replicanti, tanto più surreali quanto drammaticamente possibili. E avviano un gioco infinito di schiaffi e carezze che Mazzone riesce a dosare con calma feroce, analizzando le diverse reazioni che ciascuno prova dinanzi all’inaspettato. Tantissimi applausi meritati».

Simonetta Trovato – Giornale di Sicilia


«Di fatale contemporaneità e d’oscuro futuro è il tema della clonazione umana, sul quale s’innestano antichi motivi, quali quelli dell’identità negata, della frantumazione della personalità, della responsabilità. È quanto sviluppa A number di Caryl Churchill, una delle più stimate drammaturghe britanniche, nella nitida messa in scena di Luca Mazzone (traduzione di Monica Capuani) al Teatro Libero, che lo produce. […] scena spoglia (solo una sedia), colori fondanti (bianco il pavimento, nero il fondale, essenziali i costumi di Lia Chiappara), parola regina (qui vivacemnte drammatizzata), conflitto tra due protagonisti (ben calibrati il tormentato Giuseppe Pestillo e il duttile Massimo Rigo)».

Guido Valdini – La Repubblica

Di Caryl Churchill

traduzione italiana Monica Capuani

scena e regia Luca Mazzone

con Giuseppe Pestillo e Massimo Rigo

costumi Lia Chiappara

disegno luci Mario Villano

produzione Teatro Libero Palermo - Centro di produzione teatrale


Un padre, un figlio. Il rapporto tra il Padre, figura concreta e allo stesso tempo utopica, e il figlio; rapporto che appartiene alla dimensione più precipua del mito, fatta di legami ancestrali che sottendono, nella relazione stessa, l’elemento dell’unicità e della natura, che in una contrapposizione polare si trovano contrapposti al nutrimento e al contesto.

Cosa succede se un padre, dopo la morte tragica della compagna, madre di suo figlio, si ritrova da solo con il proprio ragazzo? Cosa succede se questo padre è giovane e probabilmente con problemi esistenziali così grandi da tenerlo lontano dalla propria compagna e dal proprio figlio? Cosa succede se questo padre, nella società contemporanea, dove la perfezione e l’adeguatezza sono diventati i nuovi dogmi da onorare, vuole avere una nuova possibilità per essere un “bravo” padre? Cosa succede se tutto questo accade dopo il 5 luglio del 1996? Succede che una importante drammaturga inglese, Caryl Churchill, si interroga sul tema della “replicabilità”, sul fatto che l’uomo, oggi, con l’avanzamento vertiginoso del progresso scientifico, può sostituirsi a Dio, può essere esso stesso Creatore e così come il sommo creatore, può creare tutti a sua immagine e somiglianza, oppure tutti i suoi figli così come li vuole, tutti fatti con lo stesso “materiale grezzo di base”, perfetti. Carini. L’alienazione del terzo millennio, potremmo dire. La serialità, l’anonimato, la banalità della replica. Uno spettacolo che mette davanti ad un fatto compiuto. Un padre e una serie di figli. Una riflessione sul valore della vita umana nella sua unicità, nella irripetibilità di ciascun uomo. L’unicità di tale rapporto è, però, una certezza che si è sgretolata nella società contemporanea dove la replicabilità, la serialità e la stessa virtualità sono diventate i nuovi dogmi cui obbedire. Dogmi che si contrappongono alla natura da una parte, ma che tuttavia hanno aperto una breccia nella riflessione profonda del ruolo del contesto e del “nutrimento”, qui inteso come cultura ed educazione. Natura e cultura divengono dunque i poli di una nuova contrapposizione entro la quale Salter, un padre, e Bernard, un figlio, “giocano” una danza tra la vita e la morte, tra l’amore e l’odio, tra la natura e la scienza; un gioco nel quale, davanti al fallimento, si può ricominciare, perché si può replicare, forse all’infinito. Una replica che può realizzarsi per “un bel numero” di volte, mettendo in “crisi” la natura e l’ambiente. l’Io e il Noi.

Calendario e biglietti

Prezzo intero 15,00 €
acquisto biglietti
marzo 2020
18
mercoledì
alle ore 20:30
19
giovedì
alle ore 20:30

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