16 novembre

IL LIBRO DELL'INQUIETUDINE

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Agorà

Un racconto senza parole

Ipnotico, percussivo, selvaggio, spirituale, espressivo, inaspettato, minimalista, sospeso, ricco, graffiante. Quello che sembra uno strano gioco senza una regola precisa, dove gli aggettivi sono le pedine da utilizzare, è in realtà uno scorcio sulla varietà e la forza del concerto. Ci si ritrova ad ascoltare i brani come se fossero veri e propri capitoli di un unico libro, ognuno con un carattere e una storia diversi, ma fondamentali alla naturale evoluzione della trama. I due protagonisti ci accompagnano in un racconto a due voci, dove c'è però anche spazio per un monologo, intimo e necessario, quasi come una confessione fatta con il favore della notte (Melencolia I di Sciarrino). Ci sono capitoli enigmatici, scritti con un linguaggio veloce e in continua evoluzione, come uno slang musicale, rappresentati dai recenti Unstill di Momi e Break (prima esecuzione italiana) di Carter, dove le soggettive visioni del mondo hanno spinto i compositori a plasmare lavori molto personali e freschi, di impatto quasi "metropolitano".


Velvet di Kate Moore ci accompagna in quella dimensione americana fatta di pochi gesti, un po' ipnotica e tesa, nostalgica come le ossessioni di Philip Glass, in evoluzione continua, come le strutture di Steve Reich, ma anche liberamente melodica e intima, in un abbraccio di elegante femminilità. Percussivo, improvviso, selvaggio è invece Further in di Silvia Borzelli, un brano capace di creare una tensione emotiva con pochi suoni, alcuni inaspettati, come i gesti percussivi del violoncello e le scintille ipnotiche e cristallizzate del pianoforte, altri più morbidi, come i glissando che ricordano lo spazio e un mondo creato dall'immaginazione. Tutti gli elementi, perfettamente calibrati dalla brava compositrice, vanno verso una direzione unica, che spinge l'ascoltatore a domandarsi: "come andrà a finire?" Nel Libro dell'Inquietudine c'è anche spazio per una sorta di flashback (suggerito dalla Sonata per Violoncello e Pianoforte di Debussy), nel quale il ricordo improvviso di un evento passato fa chiarezza sull'intera storia narrata in questo immaginario libro, regalandoci un epilogo che si svolge addirittura prima dell'inizio di questo straordinario racconto.

Stefano Guarnieri

Unstill di Marco Momi (1978)

Further in di Silvia Borzelli (1978)

Melencolia I di Salvatore Sciarrino (1947)

Break (prima italiana) di Ryan Carter (1980)

Velvet di Kate Moore (1979)

Sonata per Violoncello e Pianoforte

di Claude Debussy (1862 - 1918)


violoncello Francesco Dillon

pianoforte Emanuele Torquati

Calendario e biglietti

novembre 2018
16
venerdì
alle ore 21:00

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